Il Tempranillo dove non te lo aspetti: “Così lo abbiamo coltivato in Toscana” – un articolo di Cronachedigusto.it

Dopo aver chiacchierato e degustato i vini di Leonardo Beconcini, la prima domanda che ti fai, come racconto ai lettori l’azienda di questo appassionato viticoltore toscano di San Miniato?

Perché nel corso dell’incontro sono emersi degli aspetti e dei prodotti piuttosto rari. Come, per esempio, la presenza di cloni misteriosi e, probabilmente, non solo da queste parti, che con il coinvolgimento dell’Università di Milano e dell’Istituto Sperimentale di Selvicoltura di Arezzo, si scoprirà che si tratta dello spagnolo Tempranillo. E, arrivati qui, come? “Questo, poi, è stato più facile scoprirlo, visto che l’azienda sorge a poche centinaia di metri da una zona archeologica di posta romana ed in prossimità di Ponte ad Elsa, secolare luogo di transito utilizzato anche come una delle direttrici per Roma della Via Francigena”, dice Beconcini. Infatti, la via Francigena, anticamente chiamata Francesca o Romea, era una strada che portava i fedeli alle tre principali mete religiose: Santiago de Compostela, Roma e Gerusalemme.

Tant’è vero che il Ponte ad Elsa era nella direttrice che tagliava da Altopascio, sede di un ospedale e centro di accoglienza dei pellegrini. Così, aggiunge Beconcini, dalle ricerche effettuate “si ipotizza che famiglie di pellegrini spagnoli possano aver portato semi di vite Tempranillo e abbiano diffuso questa pianta nelle vicinanze di San Miniato, seminandola appunto, come era usanza dell’epoca”. Stiamo parlando della metà del ‘700, con pellegrini provenienti sicuramente dalla regione iberica della Rioja, dove si trova Santiago di Compostela. Dopo queste certezze, nel giugno del 2009 il Tempranillo nero viene iscritto all’Albo toscano dei vitigni. E, Leonardo ha potuto dare un’origine certa ai vini che cominciò a produrre il nonno e poi il padre Pietro (il nome dell’azienda è Pietro Beconcini Agricola). E, ad alcuni fortunati, addirittura una verticale di dieci annate di Vigna alle Nicchie, espressione massima di un vino da grande invecchiamento. E’ stata l’occasione per presentare un’azienda famigliare che si regge su due gambe (non perché una fa di cognome Bellagamba) e cioè, Leonardo e la moglie Eva Bellagamba, con le uve Tempranillo utilizzate per produrre alcuni cru come Vigna alle Nicchie e Ixe.

 

 

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un articolo di Michele Pizzillo tratto da www.cronachedigusto.it